Il mental coach Civitarese ad IamNaples.it: ”L’ammutinamento ha fatto crollare un castello di sabbia. Solo la società può risolvere questo caos ”

Roberto Civitarese , mental coach che dal 2008 mette a disposizione le proprie conoscenze per aiutare gli atleti a rendere al meglio in campo, ha rilasciato alcune dichiarazioni in esclusiva ad IamNaples.it:

Nei primi 10′ della partita del Napoli contro il Parma, gli azzurri hanno giocato con grande paura. Da cosa può essere scaturita questa paura?

”La questione principale è l’identità: se io continuo a dire che il Napoli è una squadra con delle problematiche, con dei meccanismi che non funzionano, io sto dando ai miei giocatori l’identità di una ‘squadra problematica’. Di conseguenza, i calciatori inconsciamente mettono in discussione la consapevolezza dei propri mezzi e non sono più convinti di far parte di una squadra forte. Questo alimenta la possibilità di sbagliare”.

E può capitare anche a giocatori esperti di andare  in confiusione?

”L’uomo è un animale sociale che si adatta all’ambiente in cui vive. Se il presidente, l’allenatore, i giornalisti e il pubblico iniziasessero a dire delle cose negative, l’ambiente  stesso diventerebbe negativo e io calciatore e  uomo mi adatterei all’ambiente in cui sto vivendo. Pur essendo un calciatore espertissimo, subisco alla lunga l’ambiente in cui vivo. Ed è questo il motivo per cui dei calciatori che hanno sempre reso tantissimo, oggi stanno deludendo”.

In questa situazione problematica è meglio giocare in trasferta che al San Paolo? O lo status negativo di squadra va oltretutto? 

”Secondo me, fa poca differenza il fatto di giocare in casa o fuori. Sicuramente,  giocare in casa, dove il pubblico mi contesta, mette un po’ più di pressione che farlo in trasferta, però non è una problematica tanto rilevante”.

 La società ha cercato di dare la scossa con Gattuso. L’ex rossonero, con  il suo cuore e la sua grinta, è l’uomo giusto per rialzare le sorti del Napoli?

”Anche Ancelotti ci metteva anima e cuore, è vero che sono due allenatori diversi, ma non mi sento di dire che Ancelotti non abbia dato il massimo per il bene del Napoli. La soluzione non è cambiare allenatore, ma cambiare atteggiamento mentale. Il giocattolino si è rotto quando  è nato il conflitto tra giocatori e società  con l’allenatore in mezzo. Il mister ha pagato, perchè nel calcio si usa così, ma la problematica non la risolvi così perché il conflitto va continuare. Giocatori e società devono venirsi incontro. L’ambiente del Napoli deve ritornare positivo e, soprattutto, propositivo. Adesso, ognuno pensa a casa sua: i calciatori dove andare l’anno prossimo e la società con chi rimpiazzarli, ma bisogna far quadrato perché solo così si può superare questo momento. Bisogna riconciliare l’ambiente e non può sopportorare tutto questo il solo Gattuso”.

Insigne, capitano del Napoli, è l’emblema di questo status che attanaglia la squadra partenopea. Il giocatore paga l’essere napoletano?

”Quando si perdono le sicurezze è normale commettere un numero di errori maggiore rispetto al mio standard. Insigne, essendo di Napoli, viene bersagliato di più, ma fa tutto parte del sistema che si è creato e che si deve eliminare. Bisogna fare scelte importanti, tirare una riga, confrontarsi, assurmesi le prorpie responsabilità, tutti nella stessa direzione e chi non se la sentisse lo dicesse apertamente e così si potrebbero fare scelte diverse e drastiche. Bisogna assumersi la propria responsabilità e con l’esonero si é saltato questo passaggio”. 

Ma con il cambio di allenatore la responsabilità non si sposta verso i calciatori? Ancelotti puntava ad un un calcio posizionale mentre Sarri ad un calcio più codificato, un giocatore può subire un cambiamento così drastico? 

”Sì avviene, ma esonerando l’Ancelotti è come se dicessi che la colpa era soltanto sua e questo non è vero. Il cambiamentro tra Sarri e Ancelotti? Un giocatore può giocare in qualunque modulo se è convinto dei propri mezzi, ma non è lì la problematica”.

La problematica è anche nella spinonsa questione rinnovi? Quanto ha inciso sulla situazione della squadra partenopea?

”Assolutamente sì, si ritorna al conflitto tra la società e i calciatori. I vari modi di giocare, e quindi il cambio di allenatore, non c’entrano nulla con le problematiche del Napoli. Gattuso ha un grande fardello sulle proprie spalle”.

In un anno e mezzo si è passati dallo sfiorare uno Scudetto ad un ottavo posto, com’è possibile e quali conseguenze porta in uno spogliatoio?

”C’è bisogno di grosso cambiamento quando si sfiora una vittoria importante, altrimenti un giocatore è demotivato. A Napoli c’è del caos e questo lo può risolvere solo la società’ perché dopo l’ammutinamento è caduto un castello di sabbia”. 

DI WILLIAM SCUOTTO 

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