Il mental coach Civitarese: “Ibra ha determinato l’inversione di rotta del Milan. Florenzi? Se reagisce all’addio, farà bene a Valencia”

“Sento ancora dire ‘i gol si fanno con i piedi non con la testa”. E rispondo “si ma il movimento dei piedi parte dalla testa”. Ma ancora troppi scuotono la testa. Il mondo del calcio sembra ancora non volerlo ammettere a se stesso, ancorato a dei concetti ormai desueti e oggettivamente sbagliati. Tutto parte dalla mente ed il coaching è uno strumento fondamentale per un calciatore, tanto quanto l’allenamento atletico e i dettami tattici. Perchè la figura del mental coach è ritenuta fondamentale in tantissimi ambiti lavorativi? Perchè prima di un’assunzione, per tutti i lavori, c’è sempre uno step con lo psicologo, o un test attitudinale e nel calcio questo fattore è spesso bypassato?

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Con queste semplici domande Roberto Civitarese, famoso mental coach dei calciatori, inizia a spiegare il suo ruolo all’interno della routine di un calciatore e pone, anche nell’interlocutore, delle domande. Perchè è bene ricordarlo, lui non consiglia a fare qualcosa, lui non obbliga a comportarsi in maniera giusta. Il mental coach aiuta e fa osservare una determinata situazione da un’altra angolazione, dal lato ‘migliore’, per determinare una sfida, una reazione nell’atleta. 

Quella reazione che dovrà avere fin da questa sera Alessandro Florenzi, all’esordio nella nuova avventura al Valencia“Basta guardare le immagini della sua partenza da Roma per capire il suo stato d’animo. Queste cose succedono quando sei costretto a fare una cosa contro la tua volontà. E’ ovvio che in un trasferimento c’è il consenso del giocatore, ma non è il desiderio. Quando noi facciamo un’attività che ci piace – che per Florenzi sarebbe stato rimanere a Roma, nella squadra del suo cuore e diventare una bandiera – è chiaro che quando cambiano le mie aspettative e quelle del club si entra in conflitto: tra la realtà e il proprio desiderio”.

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E cosa dovrebbe fare adesso Alessandro Florenzi?
“Dovrà metabolizzare l’avvenimento. Io sono convinto che una volta assimilato il meccanismo possa fare bene a Valencia. Dovrà cominciare a guardare questa nuova realtà come una sfida. Fossi stato il suo mental coach gli avrei chiesto: ‘qual è la sfida che ti gratifica? Se non farà questo lavoro, continuerà a guardare indietro. Alla Roma e a quello che ha perso. Non focalizzando l’attenzione sul futuro, e tutto quello che di buono potrà portare questa avventura. Era evidente che questo lavoro andava fatto prima visto che l’eventualità che lasciasse la Roma mi pareva chiara già da qualche mese”. 

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Una reazione che Leonardo Spinazzola – ‘sedotto e abbandonato’ dall’Inter – sembra aver fatto alla perfezione: “Come si dice spesso, non tutti i mali vengono per nuocere. A volte le situazioni vanno lasciate andare e dobbiamo essere bravi a trarre una situazione positiva da quello che poteva sembrare una delusione. E capire come l’andamento delle cose possa diventare una grande opportunità. Questa situazione di calciomercato è stata vissuta in modalità positiva da Leonardo Spinazzola che si è concentrato su se stesso e una volta sfumato il trasferimento all’inter ha reagito di testa ma soprattutto in campo. Appena ritornato a Roma dichiarò, ‘sto pensando solo alla prossima partita’. Ecco, lui si è concentrato su cose che poteva determinare e non si è fatto condizionare da fattori esterni. Senza farsi travolgere da situazioni che lui non può controllare”.

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Un approccio completamente diverso invece per Politano
“Politano all’inizio questa trattativa saltata l’ha vissuta meno bene. Il ritorno a Roma, nella città d’origine, nel club di cui è da sempre tifoso, aveva creato in lui aspettative che poi sono state disattese. Si era creato un’immagine del futuro, si era già immaginato il sogno di una vita. Mentre costruisci questa immagine lo stato d’animo va in positivo e si crea un’aspettativa molto positiva.  Nel momento in cui ti viene sottratta, la tua mente va in negativo. Quando è atterrato a Milano era quasi in lacrime. Poi con la cessione al Napoli si è ricreato nella sua mente quel meccanismo positivo”. 

Non poteva rimanere all’Inter? 
“Dal punto di vista del lavoro mentale poteva fare lo stesso con l’inter, ma era complicato. Si sentiva scaricato, il suo percorso lì forse era finito. Serviva creare un obiettivo positivo, un’immagine positiva del suo ritorno all’Inter e a quel punto il cervello avrebbe creato le condizioni per ritornare”.

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Quale calciatore può essere il manifesto di questo lavoro mentale?
“Zlatan Ibrahimovic. So qual è il modello di pensiero di Ibra e la sua capacità di condizionare chi gli sta attorno. Lui ha segnato l’inversione di rotta del Milan. Il suo apporto in rossonero è di natura mentale non tecnica. Io sono convinto che se potessi spiegare questi concetti a tutti i calciatori di una squadra, al suo allenatore, ai dirigenti, si cambierebbero le sorti di un club. La mente muove tutto, c’è poco da fare”. 

E il calcio sembra ancora non averlo compreso appieno….
“Il mondo del calcio ha un imprinting negativo. In tutti gli sport c’è un solo vincitore, ma il concetto di “podio” è totalmente assente nel calcio. Chi arriva secondo vince la medaglia d’argento, nel calcio è considerato il primo dei perdenti. Basta guardare la premiazione di qualsiasi Coppa. Gli sconfitti sono tristi, ricevono la medaglia a testa bassa. La storia è piena di calciatori che sono corsi direttamente negli spogliatoi, disertando la premiazione. Perchè? Perchè non si guarda mai alla “non vittoria” come un fattore positivo, si tende sempre alla negatività”.

Fonte: Gianlucadimarzio.com

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