Allenamento mentale, meglio il Mental Coach o il fai da te?

E’ sicuramente uno degli allenatori del momento, è ancora imbattuto nel 2019 e soprattutto sembra aver riacceso la luce in casa Milan, anche grazie agli innesti di Piatek e Paqueta. Ivan Gennaro Gattuso, nei giorni scorsi, ha riacceso però anche un’altra luce, quella relativa all’importanza della sfera mentale e motivazionale nel mondo del calcio. La gazzetta dello sport, nella fattispecie, ha analizzato il “Gattuso pensiero” ripartendo dalla tesi, che ha permesso all’allenatore calabrese di ottenere il patentino a Coverciano, dove spiccano alcuni punti dibattuti tra i quali: “Il mental coach non serve” e “Il mental coach sono io”.

Queste parole mi portano alla memoria le dichiarazioni di un altro allenatore, Luigi De Canio, che in occasione dell’insediamento sulla panchina del Catania fece le stesse affermazioni alla stampa. Per la cronaca venne esonerato dopo due mesi.

Ritengo opportuno chiarire ancora una volta chi è il Mental Coach e qual è la sua funzione.
Il Mental Coach è un professionista che si occupa di “allenare la mente” e lo fa attraverso tecniche e strumenti che aiutano l’atleta e mettere in gioco tutto il suo potenziale in modo efficace. Le neuroscienze hanno assimilato il funzionamento del cervello a quello di un muscolo. Ovvero un cervello “allenato” produce prestazioni e performance nettamente superiori ad un cervello “atrofizzato”.
Il professor Giovanni Biggio, neuroscienziato di fama internazionale ha affermato “un fuoriclasse può avere tante qualità ma se il suo cervello non è allenato non riuscirà ad ottenere una prestazione performante”.

Da queste dichiarazioni si intuisce come l’allenamento mentale abbia un’importanza rilevante rispetto alle prestazioni sportive.
Ridurre quest’attività alla pacca di incoraggiamento sulla spalla, al “credi in te stesso”, a qualche video motivazionale o alle grida nello spogliatoio dove tutto rimane lì, significa affrontare la materia con superficialità, banalizzando concetti e metodologie frutto di decenni di studi.

Come in tutte le cose occorre competenza, esperienza e applicazione. Alla fine solo i risultati potranno confermare o meno la qualità del lavoro svolto.
Certo, anche l’allenatore può svolgere questa funzione a patto che si prepari, che studi approfonditamente la materia e che riesca a svolgere due funzioni senza snaturarsi.

Ma ne vale la pena?

Avete mai sentito Mourinho parlare di quante ripetute deve fare un giocatore per essere pronto atleticamente? O Ancelotti dire ad un calciatore cose deve mangiare per essere al massimo della forma? O Guardiola insegnare ad un match analyst come svolgere le riprese durante un incontro?

Ad ogni professionista il suo ambito di competenza affinchè questo possa essere sviluppato al meglio ed essere messo al servizio della squadra per il raggiungimento dell’obiettivo comune.

A proposito di Mourinho, Ancelotti e Guardiola, loro sono gli unici allenatori che potrebbero permettersi di non avvalersi di un Mental Coach…. e guarda caso sono tra i pochi che lo utilizzano.

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