Gambe e testa. Quando il mental coach fa la differenza

Mertens, Bonucci & Co. L’attaccante della Roma cerca di ripetere i percorsi dei suoi colleghi, per ritrovarsi con la guida di un mental coach

Questione di testa. Avete mai provato a pensare quanto il calcio (certo non l’unico tra gli sport) si giochi sull’attimo? Tante volte le zolle non c’entrano: un cattivo pensiero o l’improvvisa paura di non farcela e quella palla da appoggiare in rete invece finisce in curva. Chissà se ha pensato lo stesso anche Patrik Schick. Rivelazione della Samp 2016-2017 (13 gol in 35 presenze), ancora in cerca di continuità alla Roma in quest’ultimo anno e mezzo (5 in 43).

Ecco perché il giovane attaccante ceco (23 anni fra tre settimane), per ritrovarsi ha deciso di affidarsi a un mental coach come Jan Mühlfeit. Top mondiale nel suo ruolo. 22 anni di carriera alla Microsoft, autore di The Positive Leader, bestseller nell’ambito delle strategia di successo per la leadership d’impresa, Mühlfeit si presenta così sul proprio sito ufficiale:“Aiuto gli individui, le organizzazioni e i paesi in giro per il mondo a sbloccare il loro potenziale umano” (e realizzativo, spera Schick).

Un messaggio provvidenziale, quasi da guru. Ma sono sempre di più gli ex calciatori in difficoltà che possono testimoniare l’efficacia di un motivatore professionista. Ecco alcuni esempi.

Building a champion: Bonucci e Toldo. Non ci sarebbero mai stati ‘Sciaquatevi la bocca’ né il muro di Amsterdam senza Alberto Ferrarini. Il mental coach che dai tempi di Treviso strigliava il difensore della Juve con le cattive più che con le buone. ‘Capitano’ e ‘Soldato’, si chiamavano, fintanto che Leo cresceva come esempio di garra e qualità sul campo. L’apice con Conte, poi la rottura nei primi mesi rossoneri del difensore. Troppa fama, ha toccato il fondo, l’ultima stoccata del mental coach: Bonucci “si dissocia completamente” e fine di un sodalizio decennale.

Ma nessuno potrà mai togliere a Ferrarini la soddisfazione di averci regalato quei rigori contro l’Olanda: “Fidati dell’istinto, è il tuo giorno. Li prendi tutti oppure sbagliano, ma sarai protagonista”. Francesco Toldo, il suo primo assistito, esegue ed esulta. Per Alberto, silenzioso aiutante.

Fuori dal tunnel: De Sciglio e Saponara“Ad un passo dalla depressione”. Così era Mattia De Sciglio secondo Stefano Tirelli al loro primo incontro, nei mesi precedenti all’Europeo 2016. Poi un paio di sedute a settimana, lavoro sulla mente e medicina cinese. A giugno l’allora terzino rossonero sarà a sorpresa tra i migliori in campo negli ottavi contro la Spagna. Il periodo buio è alle spalle e Tirelli racconta i retroscena della risalita.

Stessa storia per un altro ex Milan: “Ai tempi della Primavera dell’Empoli avevo una sorta di blocco mentale che mi impediva di giocare come sapevo”. Interviene Roberto Civitarese e per Saponara passa la paura. “Mi ha aiutato a concentrarmi solo sul lavoro, gli devo tanto”.

Motivazione da Coppa: Hernanes e Candreva. Derby dei derby, 26 maggio 2013: l’asso nella manica biancoceleste che non si conosce? Sandro Corapi, arruolato dalla Lazio in vista della finale contro la Roma per stimolare le capacità mentali dei giocatori. “Non si veniva da un buon momento, ho cercato di lavorare sull’umiltà e sull’unione: il singolo al servizio del gruppo”.

Al 71′, uno spunto sulla fascia di Candreva porta al gol partita di Lulic. Biancocelesti in estasi, con Hernanes e lo stesso Candreva che decideranno di continuare la collaborazione con Corapi. Ingegnere della mente, si dice lui. E di una storica Coppa Italia.

Detonatori: Mertens e Luis Alberto. Autunno 2016: prima del grave infortunio di Milik, il belga sembra quasi di troppo nello scacchiere tattico di Sarri. Febbraio 2017: lo spagnolo della Lazio pensa di lasciare il calcio. Poi il primo segnerà 34 gol al termine di quella stagione e il secondo esploderà (11 gol e 13 assist solo in Serie A) in quella successiva.

Il segreto è nel lavoro, dicono i due fantasisti all’unisono. E nel mental coach. Juan Campillo è stato fondamentale per permettere a Luis Alberto di non mollare nel momento più duro. Mentre se Dries si è fatto trovare pronto è anche grazie al particolare approccio di allenamento designato da Michel Bruyninckx. ‘Brain-centered learning’, lo chiamano. Le neuroscienze applicate allo sport lo stanno studiando con attenzione. Magari, come per il mental coach di Schick, ne uscirà un altro bestseller.

Fonte: Gianlucadimarzio.com

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