Bussola e successo 2
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Il Mental Coach nel calcio: viaggio tra scienza, relazione e risultati

By on 20 febbraio 2017

C’è ancora molta confusione circa il ruolo del Mental Coach nel calcio. Mi capita, quasi quotidianamente, di leggere  e sentire opinioni sull’argomento. Ci sono pareri spesso contrastanti tra loro, uno l’esatto opposto dell’altro. Con questo articolo vorrei fare chiarezza sull’argomento e fornire una bussola su come orientarsi.

In primo luogo parliamo di tecniche. L’approccio all’attività del mental coach dev’essere di tipo scientifico. Ciò significa che occorre, prima di tutto, la conoscenza del funzionamento della mente. Sapere, ad esempio, come si comporta il cervello umano di fronte alle sollecitazioni esterne. Queste competenze si acquisiscono attraverso lo studio e la ricerca continua. La conoscenza va unita alle tecniche che consentono di modellare la struttura mentale rispetto agli obiettivi che si desidera raggiungere.

Secondo aspetto importante: la relazione tra il Mental Coach e il calciatore. Il mental coach si relaziona all’atleta come professionista che fornisce gli strumenti idonei per “allenare la mente”. Il calciatore è al centro della relazione. I suoi obiettivi diventano il fine ultimo del lavoro fatto insieme. Tutto il resto non ha nulla a che vedere con il coaching. Il mental coach fornisce strumenti, non da consigli! Trattandosi di un rapporto professionale, la relazione “mental coach –  calciatore” va regolamentata da un accordo economico.

Terzo aspetto: i risultati. La domanda che spesso mi viene rivolta è la seguente: “Con quali giocatori stai lavorando?” Questa domanda sottintende che se il mental coach lavorasse con giocatori considerati top sarebbe più credibile. Allora la domanda corretta è questa: “I giocatori con i quali hai lavorato che risultati hanno ottenuto?”. E la seconda domanda: “Da quando hanno smesso di lavorare sull’aspetto mentale che risultati hanno ottenuto?” I risultati conseguiti sono lo strumento più efficace e oggettivo per misurare le abilità e la bontà del lavoro svolto. Perchè il lavoro ben fatto produce sempre i risultati attesi.

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