Come si coltiva il talento di un giovane calciatore?

Giovani e di belle speranze, sembra essere questo il nuovo trend del calcio italiano. Molti club hanno iniziato un’inversione di rotta rispetto agli ultimi anni, allineandosi sempre di più ai maggiori campionati europei dove i giovani di valore vengono lanciati con disinvoltura.

Ed ecco prendere forma la favola di Nicolò Zaniolo, fino a due anni fa zero presenze all’Inter, inserito come contropartita tecnica nel trasferimento di Nainggolan in nerazzurro, oggi titolarissimo alla Roma e perno del centrocampo azzurro di Mancini.

A lui si accodano Sandro Tonali, centrocampista del Brescia corteggiato da tutte le big del nostro campionato, Marash Kumbulla, una buona stagione nell’Hellas Verona di Juric che gli ha fruttato un’offerta dal Napoli di oltre 20 milioni di euro, e Dejan Kulusevski, acquistato a gennaio dalla Juve per 35 milioni.

Per tanti talenti sbocciati e pronti alla consacrazione definitiva, ce ne sono molti rimasti incompiuti, forse soffocati dal peso delle responsabilità, da aspettative troppo grandi o dalla popolarità giunta quando non erano pronti per gestirla.

Era il 5 aprile 2009 quando l’allora diciottenne Federico Macheda incantò l’Old Trafford e i tifosi dello United con un eurogol che proiettò il golden-boy romano sulle prime pagine dei quotidiani sportivi nazionali ed internazionali, preludio di una carriera che sarebbe dovuta essere costellata di successi e riconoscimenti. Di un anno più giovane era Michelangelo Albertazzi, quando per un milione di euro venne acquistato in comproprietà dal Milan con la nomea di essere l’erede di Alessandro Nesta. Nel 2012 è sempre il Milan a strappare alla concorrenza di Inter, Manchester City, Arsenal, Real Madrid e Barcellona un baby fenomeno proveniente dalla Reggiana, secondo gli esperti del settore “il nuovo Cristiano Ronaldo”: età 14 anni, all’anagrafe Hachim Mastour, e potremmo continuare con un lunghissimo elenco, tornando addirittura al 1999 quando l’undicenne Vincenzo Sarno veniva acquistato per 120 milioni di lire dal Torino e quando il baby fenomeno dell’Inter Nello Russo segnava all’esordio a San Siro. Ciascuno di noi ha certamente in mente qualche predestinato che non ha mantenuto le aspettative ed è finito per essere dimenticato.

Tante storie, tante carriere, tante promesse, tante delusioni, tanti rimpianti. Perché alcuni riescono ad ottenere successo e altri no? Cosa impedisce ai giovani di sviluppare il proprio talento?

Sembra del tutto evidente che l’ottenimento del successo non è determinato esclusivamente dal talento ma dipenda da una serie di fattori tra i quali certamente quello mentale. Si sente spesso dire “quel ragazzo ha talento ma non ha la testa” oppure “se avesse avuto un’altra testa sarebbe arrivato in alto” e ancora “per giocare a certi livelli ci vuole la testa giusta”. Ma concretamente di cosa si stratta, di cosa stiamo parlando?

Quando un giovane calciatore comincia a manifestare il suo talento e ad esprimere le sue qualità inevitabilmente accende i riflettori su se stesso attirando l’attenzione di molti addetti ai lavori. Ne consegue che giornali, radio, siti web e social mettano in evidenza le sue caratteristiche e ipotizzino per lui un futuro radioso e pieno di successi. Da questa popolarità scaturisce l’aumento del valore del cartellino e il conseguente adeguamento dell’ingaggio. Questo è in sintesi quello che accade a tutte le giovani promesse. Poi? Poi succede quello che tutti sappiamo ovvero qualcuno conferma le attese, altri si bloccano e si perdono per strada. 

La differenza tra i due scenari la fa la capacità di gestire il cambiamento ovvero l’abilità di affrontare la nuova situazione in modo costruttivo. Per comprendere meglio questo concetto occorre fissare l’ attenzione sull’identità del giocatore prima e dopo gli avvenimenti sopra descritti.

L’identità rappresenta un insieme di convinzioni che il calciatore ha su se stesso. Per essere ancora più chiari è sufficiente porsi la domanda chi sono? La risposta scaturisce dalla piena consapevolezza dei propri mezzi e dalla percezione della propria personalità. Una giovane promessa solitamente risponde in questo modo: sono un calciatore giovane con determinate qualità e caratteristiche che mi differenziano dai miei compagni, ovviamente su alcuni aspetti posso fare meglio. Con questa identità il calciatore affronta gli allenamenti ogni giorno, con l’obiettivo di perfezionarsi e migliorare fino a raggiungere la piena soddisfazione in quello che fa e, conseguentemente, nei risultati che ottiene. Una volta ottenuti risultati importanti come cambia l’identità del giocatore? Alla domanda chi sono cosa risponde? La maggior parte dei calciatori risponde con quelli che definisco luoghi comuni, ovvero sono rimasto quello di prima, devo rimanere umile e continuare a lavorare, è importante tenere i piedi per terra, non ho ancora fatto niente…

Per quanto possano essere frequenti queste risposte purtroppo non rispecchiano la nuova identità del calciatore. Infatti in queste espressioni non vi è la presa di coscienza delle nuove abilità acquisite, dei nuovi mezzi conquistati con il duro lavoro e la fatica quotidiana sul campo. Se manca questa consapevolezza difficilmente le nuove abilità verranno utilizzate con costanza e, di conseguenza, verrà meno la continuità dei risultati ottenuti. 

Il rovescio della medaglia è la presunzione di essere arrivato ad un traguardo importante, il sentirsi sufficientemente appagato da tutto quello che inaspettatamente sta succedendo. Quando ci si trova in questa situazione si azzera completamente il desiderio di migliorare, di crescere ma ci si accontenta di vivere il momento presente come premio per gli sforzi fatti in precedenza.

In questo meccanismo occorre trovare un punto di equilibrio. È fondamentale che il cambiamento venga affrontato con equilibrio e sincerità prima di tutto con se stessi. Quando un giovane calciatore comincia ad ottenere risultati importanti la prima cosa da fare è prendere coscienza delle proprie abilità. Senza presunzione e senza falsa umiltà ma con la giusta consapevolezza. Se il giocatore ha ottenuto dei risultati importanti è doveroso riconoscere che non è più una promessa ma che le sue qualità e il suo lavoro stanno dando i frutti attesi. Fatto questo è importante ripensare al proprio obiettivo. È rimasto invariato o questa nuova identità mi porta a fissare un obiettivo più importante? Quando anche questo aspetto è chiarito bisogna passare al piano d’azione, ovvero a cosa devo fare da domani per ripartire nella direzione del mio obiettivo e realizzare ciò che desidero. Quando anche questo aspetto è definito non resta che festeggiare meritatamente il risultato ottenuto fino ad ora ricordandosi che domani è un nuovo giorno.

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