Il calciatore a fine carriera: quando è la testa a fare la differenza

Gianluigi Buffon, Zlatan Ibrahimovic, Bruno Alves, Fabio Quagliarella e Franck Ribery.

A prima vista può sembrare l’elenco di alcuni dei giocatori più in forma di questa stagione: il portiere bianconero risponde ancora benissimo quando chiamato in causa nonostante i 42 anni di età, lo svedese si è fatto carico del Milan rendendolo una delle squadre più in forma in questo finale di stagione, il portoghese appare in una condizione fisica incredibile per i suoi 38 anni, Fabio Quagliarella è tornato al gol con una certa frequenza dopo l’infortunio che ne ha condizionato gli ultimi mesi e Franck Ribery, da molti giudicato un colpo sensazionalistico la scorsa estate, sembra divertirsi come un ragazzino a Firenze. Quello che però in molti non avranno colto, è che questi cinque campioni sono alcuni dei più vecchi del nostro campionato.

Tutti tra i 42 e i 37 anni, con un palmarès importante, ma comunque calciatori giunti, almeno anagraficamente, quasi al tramonto della propria carriera.

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Ma cosa spinge una società a investire e credere in un calciatore maturo?

Il campione esperto è dotato di una serie di caratteristiche positive, che possono giovare a lui e allo spogliatoio. Ecco quali.

La prima è senza ombra di dubbio l’esperienza, ovvero l’insieme di episodi e circostanze vissute, che hanno creato in lui una certa conoscenza delle diverse situazioni. Viverle in prima persona segna la parte emotiva ed emozionale del nostro cervello, creando uno stato d’animo positivo. Si innesca così una neuro associazione tra quell’episodio e il mio stato d’animo: così il cervello registra quell’evento come un aspetto positivo, lasciandolo nella sfera dei ricordi. La sua presenza ne consente la ripetizione ed è questo che rende un calciatore esperto affidabile: la conoscenza di una situazione positiva e la capacità di poterla ripetere.

La seconda è la parola. Un giocatore esperto ha la possibilità di incidere sui compagni da un punto di vista motivazionale. Un calciatore giovane vede in quello più vecchio tutto ciò che ha realizzato. Le sue parole acquisiscono così un valore diverso: la saggezza di chi parla per esperienza diretta. La parola diventa il mezzo attraverso cui il giovane calciatore si identifica. 

Il terzo aspetto è l’ispirazione. Essere un modello per gli altri deriva dal fatto che il giocatore esperto ha dimostrato con i fatti che i sogni si possono realizzare. 

Il quarto aspetto, da tenere in considerazione, è la fame. Nonostante un percorso lungo e importante, il calciatore a fine carriera il più delle volte dimostra di avere ancora fame di giocare e vincere. Un aspetto che può trasformarsi in una leva motivazionale importante anche per i compagni. 

E i lati negativi?

Ovviamente un giocatore a fine carriera ha degli aspetti penalizzanti. Tra questi quelli di natura fisica: resistenza e freschezza appartengono ai giovani, ma il giusto approccio mentale alle situazioni aiuta anche la condizione fisica.

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