Dai dilettanti alla Nazionale: l’ascesa di Ciccio Caputo vista dal Mental Coach

Il sogno di ogni bambino…da quando inizia a calciare il suo primo pallone. Questa convocazione rinnova la mia voglia di fare sempre meglio. Ringrazio tutti per l’affetto che mi avete dimostrato in questi giorni e per il sostegno che ogni giorno mi date”.

Con queste parole Francesco Caputo, attaccante del Sassuolo, ha festeggiato sui social la sua prima convocazione in Nazionale.

Arrivata a 33 anni, dopo un lungo girovagare per l’Italia, nelle serie minori, a farsi le ossa e a fare soprattutto quello che gli riesce meglio: gol.

21 i centri in questa stagione con la maglia neroverde, che gli sono valsi il quarto posto in classifica marcatori (alle spalle di mostri sacri come Immobile, Ronaldo e Lukaku) e…una cena con Del Piero.

Sì, perché l’ex capitano della Juventus è stato uno dei primi a scommettere su di lui. “Se arrivi a 20 gol ti pago una cena” gli aveva scritto sui social. Detto fatto.

Ma la storia di Caputo è l’esempio perfetto per analizzare il successo che si nasconde dietro il raggiungimento di un obiettivo, la realizzazione di un sogno, a prescindere dal tempo.

Quando parlo con un calciatore per la prima volta, parto sempre dal suo sogno a livello professionale.

Il mio lavoro, come sottolineato più volte, consiste nel fornirgli gli strumenti necessari per realizzare i suoi obiettivi attraverso l’espressione massima del suo potenziale.

Quando facciamo questo lavoro, spesso ci dimentichiamo di alcune cose.

La strada che separa il sogno dalla realizzazione è pieno di difficoltà, alcune tanto grandi da allontanarci dal sogno al punto di creare in noi quella convinzione che quello stesso sogno possa diventare irraggiungibile.

Ci sono quindi due fattori importanti da tenere in considerazione:

Tempo: a volte fissiamo un obiettivo ma non gli diamo una definizione temporale. Il calciatore confessa di avere il sogno di giocare in Serie A o in Champions League, poi magari questa cosa non succede in 1/2 anni e l’atleta si convince di aver fallito.

Gratificazione: una volta ottenuto il risultato, devo premiarmi. Uno pensa che le due cose siano sequenziali (mi gratifico con il raggiungimento dell’obiettivo): no. Il calciatore deve inserire la gratificazione nel processo di raggiungimento dell’obiettivo. Questa deve diventare un elemento che accresce la motivazione. Ho fatto il mio lavoro? Ho ottenuto il risultato? Ora mi devo premiare.

Se parliamo di Ciccio Caputo, possiamo trovare un elemento fondamentale nella sfida.

La scommessa con Del Piero non ha sicuramente fornito all’attaccante gli assist per i gol, ma gli ha dato una fortissima motivazione nel raggiungimento dell’obiettivo finale. La cena è la gratificazione di cui parlavamo prima.

Il fattore tempo, per lui, non è stato un limite.

Ha mantenuto l’attenzione alta, coltivando il pensiero che ciò che non è riuscito a fare oggi può farlo domani con più esperienza.

Quando commettiamo degli errori o non riusciamo a superare determinati ostacoli, non stiamo fallendo: stiamo imparando.

La vita ci sta insegnando che ci sono ostacoli grandi e che mollare non è l’unica strada: si può imparare e perseverare.

Come? Acquisendo sempre più consapevolezza dei propri mezzi per determinare il proprio futuro e i risultati da ottenere, indipendentemente dal tempo.

Possiamo quindi ricapitolare tutto nei seguenti passi:

#1 Avere un sogno chiaro che traduco in obiettivo;

#2 Strutturare una strategia per raggiungerlo;

#3 Essere perseveranti giorno dopo giorno;

#4 Gratificarsi.

Per le persone che credono nella bellezza dei propri sogni non esistono infortuni, esclusioni, mancate convocazioni. Esiste solo un sogno da realizzare e una vita intera per farlo.

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