Mental Coach: cosa fare quando il calciatore decide di mollare tutto?

I dati parlano chiaro.

Un bambino su tre, in Italia, sogna di diventare calciatore. Le statistiche dicono che solo uno su cinquemila però riesce a esordire in Serie A. Numeri che fanno di questa professione un’attività elitaria, in cui chi riesce a raggiungere l’obiettivo non sempre (per caratteristiche tecniche o approccio mentale) ha le qualità per restarci.

È il caso dei calciatori che abbandonano la propria carriera anzitempo. Per questi, ho identificato tre situazioni:

– Coloro che, raggiunti tutti gli obiettivi prefissati, non trovano più stimoli per proseguire;

– Coloro che trovano nuovi obiettivi e stimoli lontano dal calcio;

– Coloro che incontrano delle difficoltà e decidono di smettere.

Analizziamo singolarmente ognuna di queste condizioni.

#1 Coloro che, raggiunti tutti gli obiettivi prefissati, non trovano più stimoli per proseguire

In questo caso la difficoltà del calciatore si concretizza nel non avere più stimoli e obiettivi da raggiungere. Il primo passo del lavoro motivazionale da fare è quello di ricercare all’interno della propria attività professionale nuove sfide. Come? Partendo dal sogno che si aveva da bambini. Cosa desideravo da piccolo quando pensavo al calcio? Perché volevo raggiungere quell’obiettivo? Cosa mi stimolava? Tornare bambini, almeno dal punto di vista del pensiero, aiuta a sognare. Poi spetta a noi trasformare il ricordo in obiettivo. 

Succede spesso, in questa situazione, che il giocatore veda nella sua carriera l’obiettivo prefissato sempre meno realizzabile, finendo con l’accontentarsi. 

In questo caso dobbiamo tornare bambini, ripensare a quel sogno, rivivere quell’emozione, riportarla e oggi e proiettarla nel futuro.

Cosa succederà quando realizzerò quel sogno di quando ero bambino? Se il pensiero mi crea un nuovo stimolo sono pronto per ripartire.

Può essere il caso di giocatori come Cristiano Ronaldo e Ibrahimovic, che, avanti con l’età, decidono di intraprendere nuove sfide, ricercando stimoli e riconoscendo di avere le qualità per vincerle.

#2 Coloro che trovano nuovi obiettivi e stimoli lontano dal calcio

Può succedere anche che a un certo punto il giocatore maturi obiettivi diversi al di fuori del calcio. È il caso di Alessandro Spano (in copertina), che a 26 anni dopo aver raggiunto la promozione in Serie B con la Reggiana da capitano, decide di lasciare il calcio giocato per prediligere un percorso di studi. È una situazione che può concretizzarsi nei giovani calciatori: nella crescita, attraverso conoscenze ed esperienze di vita, può succedere che nascano stimoli diversi da quello calcistico. In alcuni casi questi possono coesistere con la carriera (lo studio, la passione per l’arte, ecc.), in altri casi no. Qualora l’obiettivo sia troppo lontano dalla professione, non possiamo giudicare la scelta di lasciare. Se individui una nuova strada stimolante percorrila! Realizza i tuoi sogni. Tutto quello che hai imparato nel calcio utilizzalo per vivere al meglio questa nuova avventura.

#3 Coloro che incontrano delle difficoltà e decidono di smettere

Capita anche che un giocatore, a un certo punto della propria carriera, colto da un senso di fallimento e smarrimento, si convinca di non avere più gli strumenti per realizzarsi come calciatore e decida di lasciare. In questa circostanza il lavoro del Mental Coach è fondamentale.

Nella mia carriera ho incontrato molti calciatori che, in un momento di difficoltà, mi hanno confessato di aver voglia di smettere. In molti casi questa decisione era riconducibile a un senso di fallimento: scarse soddisfazioni ottenute, troppa sofferenza, la difficoltà di sentirsi se stessi, mancata realizzazione. Il calciatore finisce con l’associare tutte queste sensazioni alla sua attività di calciatore e preferisce mollare.

Anche in questo caso c’è un lavoro da fare.

Si riparte dal sogno da bambino. Il calciatore deve prendere coscienza che questo stato d’animo nasce dalle difficoltà, non dalla sua identità di calciatore. Queste problematiche vanno affrontate. Come?

– Innanzitutto chiarendo l’obiettivo che ci eravamo prefissati;

– Lavorando sulla propria identità: capire chi sei oggi e quali convinzioni hai di te stesso (anche se oggi sono deboli). 

– Si passa poi alle qualità: quali sono le caratteristiche positive e i punti di forza che io ho e che mi hanno permesso di arrivare fino a qui? Quali sono le caratteristiche che possono essere sviluppate per affrontare l’ostacolo? Devo crescere nell’identità per superare la difficoltà. Come?

– Creando una strategia: inizio a lavorare sulla crescita delle mie qualità tenendo sempre fisso nella mente l’obiettivo. È questo che mi crea lo stimolo per fare quel tipo di lavoro. Solo così facendo rendo l’ostacolo sempre più piccolo e l’obiettivo sempre più raggiungibile.

Sono queste le tre situazioni principali che si configurano più o meno costantemente nella carriera di ogni calciatore. La chiave per trasformare una difficoltà in un’occasione è dentro di noi. Basta saperla riconoscere.

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