Calciatori e preparazione mentale alla gara. Anche una partita facile può nascondere insidie

Nel corso di una stagione sono tante le partite che una squadra si trova a dover preparare e affrontare. Ognuna diversa, per circostanza, condizione, classifica e una serie infinita di altri motivi. 

Nasce così la distinzione tra un big match e una gara semplice.

Ma se la differenza tra questi due tipi di gara la fa l’appeal commerciale e l’impatto mediatico (scaturito in primis dalla rivalità calcistica), come si affrontano queste due tipologie di partite?

La differenza tra un big match e una gara normale è tutta nell’approccio mentale.

Partiamo dal presupposto che il nostro cervello agisce per immagini: ogni volta che riceviamo un input dagli organi di senso, il nostro cervello lo trasforma in una o più immagini.

Quando ci troviamo quindi di fronte a un big match, la prima immagine che ci creiamo è legata all’avversario, alle difficoltà nell’affrontarlo e tutte le insidie che questa gara può riservare. Queste immagini negative influiscono sul nostro stato d’animo e suscitano così sensazioni negative, come la tensione o la paura di non farcela. È poi con questo stato d’animo che andiamo a preparare la partita, in allenamento, con i compagni. Una condizione che genera tensione, paura, preoccupazione che ci accompagna i giorni prima del fischio d’inizio. Più mi preparo con questo stato d’animo, più alimento questo pensiero e quindi affronto la partita con questa modalità.

Al contrario, secondo questo ragionamento, una partita normale favorisce un pensiero positivo, essendo una gara dove sulla carta ho io il controllo del gioco e quindi un pensiero positivo sulla possibilità di vincere. Questo pensiero, come in precedenza, condiziona lo stato d’animo ed è con questo che affronto in modo positivo l’avversario.

C’è da dire che spesso anche le partite facili vengono condizionate da un pensiero negativo. Come? Avete presente quando, in conferenza stampa, l’allenatore o il giocatore, alla vigilia di una gara semplice, inizia a insinuare pensieri come non diamo niente per scontato, siamo di fronte a un avversario pericoloso, loro avranno fame e voglia di vincere. Quelle che a primo impatto sembrano frasi di circostanza, condite da falsa modestia per tenere alta la concentrazione, in realtà finiscono col complicare la gara.

Ovviamente sono d’accordo col fatto che nessun risultato sia scontato, ma per vincere le partite bisogna attivare un meccanismo mentale positivo. Una partita facile va affrontata con attenzione, ma non va complicata. Se inizio a dare maggior valore all’avversario, questo nella mia mente diventa fortissimo, imbattibile..

E come vanno affrontate allora questo tipo di partite?

Allo stesso modo. Perché prima di tutto il pensiero deve andare su me stesso, non sull’avversario.

Di solito, sia che si tratti di un big match che di una gara normale, siamo portati a focalizzarci sull’avversario. Questo è un errore. Il focus deve essere in primis su me stesso: io, singolo calciatore o gruppo, partendo dal presupposto che l’obiettivo è vincere la gara, cosa voglio e cosa posso fare?

Esprimere al massimo il mio potenziale è indipendente dall’avversario che ho di fronte. Il mio atteggiamento deve essere uguale: prima penso a me stesso, come individuo e come gruppo, cerco di capire cosa voglio fare in quella partita a prescindere da chi ho di fronte.

Fatto questo, mi alleno per mettere in campo la migliore versione di me stesso. Dal punto di vista tecnico, ovviamente devo guardare l’avversario, devo capire come gioca per prepararmi, ma in un secondo momento. 

Il mio lavoro è uguale, a prescindere da chi mi trovo davanti. Devo spostare il focus su me stesso e costruire una strategia che mi permetta di esprimere al meglio il mio potenziale.

In sintesi, l’avversario è indipendente rispetto a quello che devo fare. Purtroppo siamo abituati a vedere addetti ai lavori che quando parlano di una partita, iniziano a parlare dell’avversario. Così facendo, potenziano nella mente di chi dovrà affrontare la gara l’avversario e automaticamente se l’avversario diventa più forte, io divento più debole.

È per questo motivo che i big match sono caratterizzati dalla tensione e le gare più semplici possono riservare sorprese.

È fondamentale quindi un approccio mentale corretto nella preparazione della gara. È un’abitudine poco conosciuta e poco utilizzata, ma sono convinto che acquisire tecniche di preparazione potrebbe favorire il risultato e permettere al gruppo di avere la massima prestazione e il massimo risultato in qualsiasi tipo di competizione.

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