God save the…Sarri-Ball

Dopo il tonfo all Etihad Stadiun con il tennistico 6 a 0 impartito dal Manchester City di Pep Guardiola, secondo molti, solo l’intervento divino può salvare Maurizio Sarri dall’esonero.

Ad aggravare la situazione si è aggiunta nella giornata di lunedì la sconfitta delle riserve (sempre che vogliate considerare gente come William e Giroud “riserve”) contro la formazione U19, nella classica sessione di allenamento post gara.

Ad essere sincero mi aspettavo che prima o poi arrivasse una debacle per il Chelsea di Sarri. Perché questa convinzione? Perché il modello mentale-comportamentale di Sarri è un modello diverso e opposto a quello che produce risultati vincenti, mi riferisco naturalmente alla vittoria di titoli o competizioni, non alla vittoria di singole partite.

Giocare bene e ottenere risultati sono due questioni totalmente differenti: giocare bene è una modalità, vincere invece è la conseguenza di un processo. Questo processo nasce in primis dalla capacità di individuare un obiettivo condiviso, comune e raggiungibile.

Per motivi scaramantici, per abitudine, “perché é da presuntuosi”, Sarri da sempre non fissa mai un obiettivo importante ad inizio stagione preferendo concentrare tutte le energie su una modalità di gioco ribadendo spesso il concetto: “a me interessa che la squadra giochi bene”. Di conseguenza giocare bene diventa l’ obiettivo suo e della squadra che puntualmente riesce a centrare.

Le neuroscienze ci insegnano esattamente il procedimento contrario, cioè che per il raggiungimento di traguardi importanti il primo passo è quello di fissare l’obiettivo, dargli una dimensione chiara e ben definita, identificarlo, credere fermamente di poterlo raggiungere e di conseguenza vivere, indirizzare le energie, ed impostare tutto il lavoro in direzione di quell’obiettivo.

Ecco perché sono convinto che Sarri possa svoltare solo con un atteggiamento mentale diverso, senza scomodare il buon Dio che ha già il suo bel da fare con la regina.

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