Il Mental Coach Civitarese a FV: “Calcio falsato! Penalizzate piazze come Firenze”

Roberto Civitarese lavora a stretto contatto con i giocatori di calcio in veste di mental coach ed ha incrociato anche ex viola nel suo percorso. Chi meglio di lui può aiutare a capire che tipo di problemi creano ai calciatori questo lungo stop del campionato e questa ripresa così diversa dal solito? 

“Questo lungo stop crea due tipi di problemi, l’isolamento professionale e quello sociale/relazionale – spiega Civitarese a Firenzeviola.it – Il giocatore durante la stagione è abituato a dei ritmi, a sostenere degli allenamenti, a prepararsi in vista di una sforzo fisico e mentale come la partita. Venendo meno questo tipo di attività il giocatore ne risente negativamente. L’altro aspetto è il distanziamento dalle relazioni. Soprattutto chi non vive questo momento in famiglia ne risente molto; i giocatori vivono l’isolamento e la mancanza di relazioni sociali tipiche del calcio, come gli eventi, le presentazioni e le inaugurazioni a cui vengono invitati, l’affetto dei tifosi quando escono… Manca insomma l’abitudine a questo tipo di vita”.

Molti giocatori hanno scelto di tornare nei propri paesi, ma come può essere l’aspetto mentale di chi è lontano dai propri affetti? 

Nella Fiorentina faccio l’esempio di Caceres per tutti: “La tecnologia per fortuna aiuta molto, basta un tablet per parlare o cenare con le persone. La presenza è reale anche se non c’è contatto fisico. Io ho esempi di persone che condividono tutta la loro giornata con i propri cari grazie al tablet”.

Come si supera la paura della ripresa?

“La paura nasce dall’incertezza perché le comunicazioni che arrivano sono incerte e, dicendo che bisogna riprendere per forza, si mette la conclusione dei campionati davanti alla salute. Sono spostate le priorità insomma ed io consiglio di rimanere concentrati il più possibile su cosa fare per preservare la propria salute, seguendo cioè quello che deve essere fatto per stare bene poi viene l’allenamento”.

La percezione del Coronavirus è diversa per le squadre del Nord a quelle del Sud (per un fatto di contagi e morti ovviamente); per le prime ci vorrà più tempo?

“Capisco bene quello che intende perché vivo a Codogno che è stata la prima zona rossa ed ho perso molti conoscenti purtroppo perciò è evidente che il virus abbia segnato in maniera differente le persone e i giocatori di Bergamo, Brescia o Milano che hanno avuto un impatto più violento con la malattia rispetto a quelli di Lecce per intenderci. Ma consiglio di reagire alle negatività. Mi spiego, ci sono due facce della medaglia per chi ha visto la morte da vicino, che può lasciarsi andare o può sentirsi più forte e fortunato perché ora può ripartire”

Vale anche per i giocatori che sono stati contagiati?

“Certo, invito loro a guardare l’aspetto positivo e a prendere dall’esperienza negativa la spinta emozionale pensando, come dopo un infortunio, che ce l’hanno fatta e torneranno più forti. Dovranno vedere tutto in maniera positiva e dare un valore diverso alle cose”.

Ma questo calcio, fatto di protocolli e porte chiuse, come verrà vissuto?

“Al calcio viene tolta la parte emozionale. Si baserà tutto sulla tecnica perché lo stare in gruppo e abbracciarsi non sarà consentito. È come togliere l’anima al calcio, perché tecnicamente la stagione va finita. Penso anche alle piazze calde come Firenze, alle quali togli una componente importante come i tifosi e visto che non si tratta di una sola partita ma di tante, il giocatore la vive come una cosa da portare avanti da solo”.

Saranno penalizzate, come diceva, piazze calde e squadre che puntano sul gruppo secondo lei?

“Chi è più tecnico ha più possibilità, certo. E tirare un calcio di rigore al 93′ senza un pubblico che spinge a favore o contro cambia eccome. Dire che il calcio è come un lavoro qualunque non è vero perché, sistemato il protocollo per tornare a giocare, non sarà comunque lo stesso campionato, per me sarà falsato. È stato dimenticato l’aspetto emozionale”.

Le società dovrebbero ricorrere ad un mental coach o psicologo dello sport in questa fase?

“Non voglio essere di parte ma in questa fase l’aspetto mentale sarà fondamentale e va gestito con professionalità e competenza. I club devono capire che l’aspetto motivazionale è fondamentale anche per il risultato e ognuno deve intervenire come crede, ossia con un motivatore, un mental coach o uno psicologo dello sport, spesso si ricorre anche a un ex giocatore che abbia già indossato quella maglia per motivare. Credo che le società debbano andare in questa direzione perché altrimenti sono i giocatori ad organizzarsi individualmente. Molti dei giocatori che seguo mi dicono infatti “ci vorresti tu in squadra”… L’acquisizione di metodologie e tecniche ti fa gestire meglio le difficoltà ma anche i momenti di vittorie ed euforia”

Fonte: firenzeviola.it

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