Come un calciatore può gestire il debutto flop? La risposta del Mental Coach…

Il momento che sognavi fin da quando eri piccolo è arrivato.

L’allenatore sceglie te. Il preparatore ti richiama dal riscaldamento. Ti togli la pettorina e sei pronto a scendere in campo.

È il tuo esordio.

Il cuore batte a mille. Un mix di tensione, paura, voglia di spaccare il mondo si impossessano del tuo corpo.

Nei calciatori impreparati mentalmente, questo vortice di emozioni rischia di schiacciare le qualità, compromettendone la gara. La prima. Una condizione da cui poi è difficile riprendersi.

Gestire un debutto al di sotto delle aspettative dipende dalla lettura che noi diamo a questa situazione.

Come accade spesso, ci sono due risvolti della medaglia: possiamo leggere questo episodio come il fallimento di una prestazione, sviluppando un pensiero negativo, o vederlo come un test, per capire il livello della nuova condizione che stiamo vivendo.

Spiegare il primo caso è abbastanza semplice. Capita che un calciatore faccia una prestazione al di sotto delle sue possibilità e il suo pensiero si orienti immediatamente al giudizio degli altri e alle conseguenze negative della prestazione stessa. Il focus si sposta su aspetti totalmente negativi, conditi anche dall’inevitabile attenzione riposta sugli errori commessi. Un pensiero fortemente negativo che porta a dar spazio al giudizio degli altri, con una relativa analisi che ha come conseguenza diretta il condizionamento dello stato d’animo. Delusione e rabbia che finiscono per incidere sull’identità del calciatore, che a quel punto si sentirà limitato e inadatto.

Nel secondo tipo di approccio mentale, anche in una prestazione al di sotto delle aspettative c’è sempre qualcosa di positivo da salvare. 

Il primo pensiero, in questo caso, deve andare sugli aspetti positivi. Una volta creato uno stato d’animo potenziante, la mia identità si rafforza ed è con questa che vado a leggere le cose che non hanno funzionato, ma con un atteggiamento positivo, che leggo in chiave di miglioramento.

Le domande che devo pormi sono: cosa devo migliorare per fare ancora meglio? Su quali aspetti posso lavorare? Lavorando con questo approccio, il mio cervello va a elaborare una strategia attiva, volta a capire cosa posso fare per migliorare.

È bene ricordarsi che una situazione negativa (per esempio chiedersi Perché ho sbagliato?) è una fotografia statica, che non offre spunti di soluzione.

Le situazioni negative vanno sempre lette pensando a come migliorarle.

Di fronte a un esordio al di sotto delle aspettative, possiamo leggere che abbiamo compromesso il nostro percorso professionale oppure che quella prestazione mi ha insegnato quali sono le aree di miglioramento su cui lavorare per raggiungere il mio obiettivo. È questo secondo atteggiamento a caratterizzare un campione.

Se sono determinato a raggiungere un obiettivo importante, l’approccio mentale corretto è leggere una situazione negativa con la voglia di migliorarsi e riprendere il proprio cammino.

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