L’errore di Dusan Vlahovic e la sua reazione. Quando è la testa a fare la differenza

Un tunnel buio, fatto di dubbi e rabbia. È lì che troviamo Dusan Vlahovic, attaccante ventenne della Fiorentina, che dopo l’errore sulla palla del 2-4 per i viola contro l’Inter sabato sera, è entrato in un vortice di emozioni negative da cui sembra faticare a venirne fuori.

La critica per la prestazione a San Siro è passata dai giornali ai social network, con il serbo che di tutta risposta ha cancellato ogni post presente sul suo profilo.

Troppi i commenti negativi dei tifosi dopo quella palla sparata in curva solo davanti ad Handanovic.

Così Vlahovic ha preferito chiudere ogni tipo di comunicazione con il mondo esterno.

L’errore nella prestazione di uno sportivo è ammissibile ma va gestito con la dovuta attenzione. Trovare attenuanti a una giocata sbagliata non ci permette distinguere le cose positive da quelle negative. Quello che il calciatore deve fare, in questo caso, è lavorare sulla reazione.

Una volta commesso l’errore, l’atleta è spinto a pensare e ripensare all’occasione sprecata. Facendo questo crea nella sua mente un’immagine negativa, che fa diventare quell’errore sempre più grande, tanto da rendere le sue conseguenze devastanti sul prosieguo della partita o, più in generale, dell’attività.

Michael Jordan diceva: “Non ho mai badato alle conseguenze dello sbagliare un tiro importante. Perché quando pensi alle conseguenze pensi sempre a un risultato negativo”.

Un pensiero applicabile a ogni situazione.

Nel dettaglio, Vlahovic, continuando a pensare all’errore, ha ingigantito la situazione, rendendo le conseguenze (le stesse di cui parla MJ23) enormi da un punto di vista negativo. Il risvolto di questo processo è stata la reazione sconsiderata di togliere tutti i post dal profilo Instagram. Segno che il giocatore preferisce sparire piuttosto che affrontare la situazione. L’errore ha determinato la sua identità e di conseguenza lui non vuole relazionarsi con gli altri.

Il meccanismo di cui parlavo prima ha dato forza al pensiero negativo, che è di fatto diventato la realtà del calciatore, con cui ha iniziato a relazionarsi col mondo.

Cosa bisogna fare in queste circostanze?

È giusto prendere coscienza dell’errore ma il primo pensiero deve essere quello di trovare una soluzione. Cosa avrei potuto fare in quella circostanza? Cosa sarebbe stato giusto fare? Alimento quella situazione, sì, ma con un pensiero costruttivo. Visualizzo l’errore con la soluzione che ho in mente. Questo meccanismo mi dà la forza e la voglia di allenarmi per mettere in pratica l’insegnamento scaturito dall’errore.

Cambia di conseguenza anche il mio atteggiamento: anziché un pensiero negativo, ho un pensiero positivo che mi spinge a tornare in campo, allenarmi e migliorarmi.

Dobbiamo acquisire questa modalità di pensiero, di trovare davanti alle situazioni che non ci piacciono delle soluzioni migliorative. Poi dobbiamo mettere in pratica questa situazione per trovare una soluzione.

Prendiamo coscienza che l’errore fa parte dell’attività del calciatore, ma la differenza la fa come mi approccio a questo. Posso scegliere di sparire dal mondo professionale o superare quell’ostacolo attingendo dalle mie risorse, mettendole in campo già dall’occasione successiva.

È semplicemente una questione di scelta. I veri campioni sanno qual è quella più corretta. E tu?

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