Perché un calciatore professionista si rivolge a un Mental Coach?

Prima ancora di capire le dinamiche che spingono un calciatore a cercare il supporto di un professionista, c’è da ribadire la definizione di Mental Coach.

Il Mental Coach è un professionista che fornisce all’atleta gli strumenti necessari affinché possa esprimere al meglio il proprio potenziale.

È da questo assunto che si evince che tutti i calciatori potrebbero avvalersi di questa figura per sviluppare al massimo il proprio potenziale, o anche solo verificare se questo sia già espresso al massimo o ci siano possibilità di miglioramento.

Nella realtà, però, le cose sono leggermente diverse. Il calciatore che vive una situazione nella norma sviluppa e mette in campo le proprie risorse. Un atleta che vive nella media non percepisce questa opportunità, perché mentre svolge la sua attività professionale ottiene risultati allineati alle aspettative.

In ciascuno di noi esiste un potenziale che spesso non riusciamo ad esprimere:: sia perché non sappiamo di averlo, sia perché non abbiamo preso coscienza di quello che invece è il potenziale totale. Per questo, anche chi vive situazioni nella norma, farebbe bene ad avvalersi di un professionista che lo aiuti nello sviluppo dell’approccio mentale e della motivazione. Cosa che però spesso non avviene.

È una questione di percezione: il calciatore, non prendendo coscienza di questa possibilità, in una situazione normale, non sente la necessità di rivolgersi a un mental coach.

E quando succede? Quando percepisce che c’è qualcosa su cui lavorare, quando i risultati sono al di sotto delle aspettative o quando avviene un episodio che mette in discussione il percorso professionale dell’atleta.

Capendo che da un punto di vista tecnico/tattico e fisico/atletico va tutto bene, si rende conto che c’è una difficoltà nata da un pensiero non positivo. È a questo punto che sente questo bisogno.

Il calciatore mi contatta spesso quando sta già attraversando un periodo negativo.

In realtà un approccio di questo tipo, come la nutrizione e la preparazione fisica, dovrebbe essere già nella cassetta degli attrezzi del calciatore.

Tornando al contatto Mental Coach-atleta, il primo step è iniziare un percorso insieme. Un percorso legato alla dinamica dell’allenamento mentale: si lavora sulla costruzione di un modello mentale funzionale al raggiungimento degli obiettivi del calciatore.

Nella quasi totalità dei casi, con il percorso impostato dal mental coach, gli atleti raggiungono gli obiettivi prefissati (un 80-90% addirittura li supera). Il percorso fatto insieme risulta così efficace.

Capita però che una volta che il calciatore ha raggiunto questi risultati, viene meno quel bisogno di cui si parlava prima. Il calciatore ritiene di aver completato il percorso da un punto di vista mentale e decide di interrompere la collaborazione.

Personalmente ritengo che questo sia un azzardo perché in quel momento l’atleta ha sì ottenuto il risultato prefissato ma non potrà mai sapere se il proprio potenziale gli permette di andare oltre. In molti casi, il giocatore che interrompe il percorso ha una leggera regressione rispetto alle sue performance.

È qui che vale l’esempio della preparazione atletica: sono fuori forma, prendo un personal trainer in palestra e faccio un lavoro specifico. Una volta raggiunto il livello di massima performance, inizio il mantenimento. Cambio la scheda ma faccio un lavoro per restare al livello raggiunto.

Alcuni calciatori invece lavorano. Superano le difficoltà, si sentono forte, percepiscono benessere e gratificazione e anziché fare un lavoro di mantenimento di quella condizione di massimo benessere psico-fisico, scelgono di interrompere quel lavoro.

È normale di conseguenza aspettarsi un passo indietro, che si può tradurre in un rendimento inferiore o semplicemente in un’interruzione di crescita.

È importante che il percorso mentale accompagni il calciatore lungo tutta la sua carriera. Perché anche l’ultimo passo potrebbe essere quello decisivo, quello che potrebbe determinare la realizzazione di un sogno lungo una vita.

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