Cosa succede mentalmente quando a vincere è la squadra sfavorita?

Con le sconfitte di Liverpool e Manchester United, arrivate per mano di Aston Villa e Tottenham, nell’ultimo turno di Premier League torna in auge il tema delle sconfitte sonanti e inaspettate.

Marco Giampaolo, attuale tecnico del Torino, ai tempi della Sampdoria disse una frase che è destinata in eterno a sviscerare questo tipo di situazioni:

In campo non scende mai la classifica.

Nel calcio nulla è scontato”.

Marco Giampaolo

E di fatto così è stato anche lo scorso weekend, con i campioni in carica battuti per 7-2 dai Villans e lo United umiliato in casa dall’ex Mourinho.

Nel calcio tutto è possibile. Persino che al termine dei 90 minuti si concretizzi un risultato totalmente inaspettato.

Per analizzare questo tipo di situazioni, bisogna partire dal presupposto che il tabellina sia indipendente dal fattore tecnico: se una squadra più attrezzata affronta una meno competitiva e perde, le motivazioni vanno cercate altrove.

Dove? Se da un punto di vista atletico tutto è nella norma, la causa va ricondotta all’aspetto mentale nell’approccio alla gara.

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Ma cosa accade quindi da un punto di vista del pensiero quando una squadra più blasonata subisce una sconfitta importante da una squadra minore e viceversa?

Vediamo attentamente i due punti di vista.

Nei panni della squadra favorita

È il caso del Liverpool e del Manchester United. Capita frequentemente che, di fronte a una partita dall’esito scontato, l’ambiente, il gruppo e il calciatore preparino la gara in modo superficiale (nel senso etimologico del termine, quindi senza andare nel dettaglio).

Dando il risultato per certo (visto il tasso tecnico maggiore rispetto all’avversario) spesso la squadra pensa solo ed esclusivamente ai 90 minuti di gara, senza fare alcun lavoro specifico in preparazione da un punto di vista mentale.

Così facendo, la squadra affronta la partita con un atteggiamento sbagliato, abbassando il livello dell’attenzione, convinta che sia sufficiente essere più forti per battere l’avversario.

Nel momento stesso in cui la squadra abbassa il livello di concentrazione, può capitare che ci sia un episodio sfavorevole (il calcio è fatto anche da episodi). A quel punto la convinzione subisce un corto circuito e si esce mentalmente dalla partita, arrivando non solo alla sconfitta ma anche a un risultato pesante.

Nei panni della squadra meno quotata

Se a vincere una partita è la squadra meno forte tecnicamente, c’è altro da analizzare: cosa ha trascinato quei giocatori alla vittoria di una gara in salita (almeno da un punto di vista tecnico)?

L’approccio corretto, per una squadra che parte sfavorita, è legato alla volontà di esprimere, a prescindere da tutto e da tutti, al massimo il proprio potenziale. Pur sapendo di trovarsi di fronte a una squadra sulla carta più forte.

Come si materializza il risultato inaspettato?

Se io faccio la mia parte e dall’altra, come detto precedentemente, il mio avversario cala l’attenzione, la parte tecnica si azzera e a farla da padrona è la parte motivazionale. Quando il risultato inaspettato inizia a concretizzarsi, in quel momento la squadra favorita va in tilt e la squadra svantaggiata trova una carica emotiva importante. La motivazione cresce da una parte e diminuisce dall’altra, si rompe l’equilibrio iniziale ed è lì che, oltre alla sconfitta, arriva anche la batosta del risultato largo.

È sempre una questione di motivazione e casi come questi dimostrano come l’aspetto mentale possa incidere in maniera determinante sul risultato, al di là dell’aspetto tecnico, tattico e atletico.

Se le cose stanno così, credo che calciatori e società debbano prestare maggiore attenzione a questo aspetto, mettendoci mano in maniera sera al fine di dare valore a questo aspetto, che spesso viene trattato come marginale all’interno delle dinamiche che muovono una squadra.

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