Come affrontare al meglio l’allenamento individuale: il consiglio del Mental Coach

L’ombra del Coronavirus e delle crescenti positività all’interno delle squadre ha fatto ripiombare molti club nell’incubo delle quarantene obbligatorie e degli allenamenti individuali.

Circostanze che se non penalizzano, almeno influiscono sull’andamento delle preparazioni fisico-atletiche dei giocatori. Anche da un punto di vista mentale, la situazione va gestita con attenzione particolare.

Per capire l’impatto che questo tipo di condizione può avere sul calciatore, è bene distinguere due ragioni che portano l’atleta a fare un allenamento individuale: quelle per cause di forza maggiore, legata a fattori che non dipendono dal giocatore (come i protocolli anti-covid e l’esclusione dalla rosa) e la volontà di potenziare la propria preparazione oltre l’allenamento di gruppo.

La differenza di approccio a queste due situazioni si evince dal fatto che la prima va vissuta come temporanea e provvisoria: mi alleno da solo, ma so che presto ritroverò il gruppo e dovrò essere pronto a dare il mio contributo.

La realtà di una condizione provvisoria ci porta a non focalizzarci sull’isolamento che deriva da questa condizione: il pensiero negativo che ne deriverebbe mi porterebbe ad allenarmi con attenzione inferiore rispetto a chi si allena con obiettivi positivi e concreti. Una predisposizione alla fatica e al lavoro sotto lo standard mi porterebbe a ottenere un risultato fisico/atletico e tecnico/tattico inferiore, trascinandomi verso una condizione di forma non ottimale nel momento in cui ritroverò i miei compagni. È da situazioni come queste che nascono luoghi comuni come l’essere “fuori ritmo gara”.

Come posso ovviare a questa situazione? Il pensiero deve essere legato, come detto in precedenza, al fatto che la circostanza in cui mi trovo è provvisoria. Il mio pensiero deve essere rivolto al giorno in cui tornerò in squadra e ai risultati che voglio ottenere con i miei compagni. Mi alleno in funzione di quel giorno, alzando i miei standard.

Nel secondo caso, invece, la situazione è diversa.

Parliamo di un calciatore che si allena individualmente in aggiunta al lavoro fatto con il gruppo.

Chi si sottopone a una seconda sessione intensiva e individuale nella testa ha un obiettivo importante che vuole raggiungere, creando la convinzione che si possa fare molto di più rispetto allo standard a cui è abituato, sviluppando ulteriormente il proprio potenziale.

Perché è importante? Perché mi permette di focalizzarmi, attraverso un allenamento specifico, su me stesso e alzare il livello di competitività rispetto a quelli che sono i miei livelli. Partendo dalle mie caratteristiche personali cerco degli esercizi che mi portino a sfruttare al massimo il mio potenziale.

Una volta fatto questo piano d’azione devo seguirlo costantemente di giorno in giorno.

È qui che in molti scatta la domanda “ma chi te lo fa fare”?

Per chi si allena individualmente, la leva motivazionale è forte e occorre una motivazione fortissima che ci spinge all’azione.

Più questa motivazione è forte, più riusciamo a superare l’ostacolo delle difficoltà dell’allenamento individuale.

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