“Gli errori della Juve? Questione anche di testa”: parola di mental coach

“Per costruire il nuovo equilibrio bisogna rompere col vecchio, nel frattempo ci sta che i risultati non arrivino”, dice Nicoletta Romanazzi, che segue Jacobs. “La squadra fatica ad adattarsi alle due grandi novità estive: l’arrivo di Allegri e la partenza di Ronaldo”, è l’analisi di Roberto Civitarese

Il calcio a livello professionistico è anche, se non soprattutto, una questione di testa. Il colpo di testa non c’entra, quel che fa la differenza è l’approccio mentale. “E noi mental coach aiutiamo gli atleti fornendo loro gli strumenti utili ad esprimere al meglio tutto il loro potenziale, in funzione degli obiettivi da raggiungere”, spiega Roberto Civitarese, professionista del settore che da 13 anni lavora al fianco di calciatori professionisti. Un lavoro differente, il suo, da quello di uno psicologo: “Il corpo segue la mente, quando pensiamo una cosa il corpo si sta già muovendo in quella direzione. Ai ragazzi che seguo nel calcio dico sempre: quando siete davanti al portiere guardate l’angolo della porta dove deve andare la palla. Funziona? Alla grande”, spiega Nicoletta Romanazzi, mental coach tra i tanti anche dell’uomo più veloce del pianeta, Marcell Jacobs. Ci facciamo guidare da entrambi per provare a capire quanto della crisi Juve nasca dalla testa.

Del Piero e Rampulla hanno detto che la Juve ha bisogno di lavorare molto “sulla testa” dei giocatori: che cosa significa?
Romanazzi: “Il 70-80% della prestazione lo fa la testa, non si può fare sport a un certo livello senza lavorare sulla testa, e infatti so che la Juve ha una figura che si rende disponibile a lavorare da questo punto di vista. Quando chi ha un grande talento non riesce a esprimerlo dipende da paure, emozioni, pensieri che ha nella testa e che lo bloccano”.
Civitarese
: “Intanto è un riconoscimento che la testa è fondamentale, e viene da due ex calciatori che evidentemente l’hanno vissuto in prima persona. Significa che la squadra ha bisogno di un lavoro mentale, oltre che tecnico, ossia sull’approccio. Il nostro cervello fa tre cose: acquisisce informazioni, le elabora e crea un’azione, ossia una risposta. Se le informazioni non dipendono da noi dobbiamo lavorare sulla decodificazione, vale a dire, semplificando, sull’approccio”.

Calando il discorso in casa-Juve…
Romanazzi: “Seguo più gli atleti individualmente, di sicuro c’è qualche cosa a livello mentale che in questo momento sta limitando le prestazioni. Se all’interno di una squadra ci sono grandi campioni ma non si riescono a ottenere risultati, c’è qualche cosa su cui mettere la mani: cosa andrebbe visto da vicino”.
Civitarese: “L’informazione acquisita è che la squadra ha totalizzato un punto in tre gare. Ora ha due possibilità di approccio: o ricercare le cause ed i perché, oppure – ed è la via che da mental coach preferisco – guardare avanti e lavorare sul come fare per superare questa situazione, fare focus sugli obiettivi e concentrarsi su come ottenerli”.

Dal suo punto di osservazione cosa è successo alla Juve in questo avvio di stagione così rallentato? Quanto influiscono cambi importanti come il nuovo allenatore e l’addio di Ronaldo?
Romanazzi“Quando ci sono cambiamenti così importanti c’è un tempo di assestamento che va previsto: non ci si deve spaventare se arriva un risultato positivo all’inizio, fa parte del gioco. Per costruire il nuovo equilibrio bisogna rompere col vecchio, se si prova a conservarlo si sbaglia, ed è assolutamente naturale che nel processo i risultati non arrivino”.
Civitarese
: “Rispetto ad altre squadre la Juve ha vissuto un forte cambiamento rispetto al suo recente passato, con due elementi di rottura importanti: l’arrivo di Allegri e la partenza di Ronaldo. Ogni cambiamento comporta un inizio un po’ traumatico: in alcune situazioni l’adattamento è più rapido, in altre meno. In generale, l’adattamento è tanto più rapido quanto il punto di partenza è negativo. La Juve veniva da una stagione non esaltante ma non così fortemente negativa, per questo ha bisogno di più tempo per adattarsi alle novità di questa stagione”.

Stiamo parlando di un pareggio e due sconfitte in tre gare, ma soprattutto di 4 gol su 5 frutto di errori individuali. Che indicazioni trae da questa evidenza?
Romanazzi: “Spesso ciascuno di noi vive male le pressioni, il giudizio esterno, e spesso succede anche a questi ragazzi: serve lavorare affinché non avvenga. È chiaro che se su un errore parte l’attacco mediatico sicuramente questo non aiuta, la paura di sbagliare di nuovo fa sì che si sbagli ancora e si possa entrare in loop, perché non ci si focalizza più sulla prestazione che si vuole portare a csa ma sull’errore e alla fine rischiamo di produrre quello che abbiamo nella testa”.
Civitarese: “La difficoltà di assimilazione delle novità è una difficoltà di tipo emozionale, una situazione in cui lo stato d’animo dei giocatori non è sereno e questo li induce a commettere errori. Quelli visti in campo non sono infatti errori dovuti ad incapacità, ossia all’inadeguatezza nell’affrontare le situazioni in cui erano coinvolti, ma a uno stato d’animo negativo, focalizzato sulla paura della sconfitta. Da tifoso juventino, quando si parla di “ossessione della Champions” mi viene male e capisco perché l’obiettivo continui a spostarsi in avanti… Uno stato d’animo negativo porta a commettere errori, la Juve ha bisogno di trovare un equilibrio emozionale”.

Da Szczesny a Kean, ha visto che cosa è successo contro il Napoli? Può essere legato anche a un calo di tensione
Romanazzi: “La massima concentrazione è uno stato naturale ma tendiamo a uscirne abbastanza velocemente perché è impegnativo mantenerlo, la mente tende a distrarsi. Il nostro lavoro è lavorare per imparare a mantenerlo per il tempo necessario: Jacobs è riuscito a fare quello che ha fatto, a partire dalla freddezza sulle false partenze, proprio perché era in quello stato, che a volte chiamiamo trance agonistica. Tutti pensiamo che quello stato “capiti”, in realtà siamo noi che lo facciamo succedere: si può imparare e allenare”.
Civitarese: “Resto dell’idea: ho visto giocatori poco sereni. Immagino la situazione: prima della gara i giocatori negli spogliatoi avranno pensato a una gara difficile e ai pochi punti fin lì ottenuti, caricandosi così di pensieri negativi ed ansia. Da qui all’errore il passo è breve. Ed è una questione mentale, non tecnica. Servirebbe un’inversione di pensiero – come quando Boniperti diceva: ‘Siamo una squadra votata alla vittoria’ -, con uno spostamento del focus sulla consapevolezza dei meriti e dei punti di forza”.

L’ombra lunga di Donnarumma può spiegare qualcosa sul prolungato, difficile momento di Szczesny?
Romanazzi: “Dovrei parlarci, potrebbe essere di sì come no, potrebbe essere una situazione sua personale o potrebbe essere caricato troppo di pressione. E poi c’è anche una questione di ritmo partita da riallenare: non si trova subito, ci sta che all’inizio non ci sia la massima prestazione”.
Civitarese: “Non credo, il calcio ha memoria corta, l’estate è già lontana. La chiave sta nel pensiero di approccio alla partita: se sul desiderio di vincere prevale la paura di non fare risultato l’errore è dietro l’angolo”.

L’esordio in Champions di domani sera potrebbe tradursi in un buon assist?
Romanazzi: “Se si sceglie di renderlo così, sì. Potrebbe esserlo se lo si decide. Anche questa è una cosa che insegno: nel momento in cui hai fatto un errore devi resettare, perché se te lo trascini dietro diventa un guaio. Ma dipende dalla persona. Per questo è importante imparare come funzionano certi meccanismi mentali e lavorarci, non allenare sempre e solo corpo e tecnica: allenare la mente fa la differenza”.
Civitarese: “Sì, potrebbe essere una situazione ideale perché si tratta di un’altra competizione. Ossia dell’inizio di una nuova storia. Si ricomincia, tutti alla pari. Reset e riscatto: utilizzare questa modalità di pensiero potrebbe essere un ottimo carburante per la Juve”.

Fonte: Gazzetta.it
https://www.gazzetta.it/Calcio/Serie-A/Juventus/14-09-2021/gli-errori-dell-juve-colpa-stato-d-animo-parola-mental-coach-4201222812281.shtml

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